Lo studio di progettazione

Interior design: Adriana Henderson, Laura Marchesini
Architetti: Mario Cademartori, Ferdinando Pepe

Nell’Italia umbertina unita politicamente nel 1870, anche la popolazione deve raggiungere un unicum culturale.
Sorgono in ogni città d’Italia piazze, portici, gallerie teatri, caffè dove, nel tempo libero, possono essere alimentati riti collettivi di socializzazione, di confronto politico, culturale, artistico.
Il Caffè Poliziano di Montepulciano, realizzato negli ultimi anni del secolo XIX in stile eclettico-liberty, non ha nulla da invidiare ai suoi illustri confratelli di Torino, Milano, Venezia, Roma, Napoli, Palermo ecc.
L’impianto distributivo del Caffè Poliziano è nato con tre sale principali: il caffè vero e proprio, la sala al piano superiore, usata anche come “caffè chantant”, la sala per i ricevimenti al piano inferiore.
Un sistema di scale esterne ed interne uniscono i tre ambienti.
Si ricordano una sosta di Pirandello e Carducci, ma in generale tre specchiere, boiseries, appliques, divanetti e banconi di legno, è facile immaginare signore con cappellini, ampie gonne strette sui fianchi e signori baffuti con cilindri e abiti da società testimoni e partecipi di un’epoca prodigiosa che inventa l’aereo, la luce elettrica, il telegrafo, il telefono la radio…
Ma grandi e tragici avvenimenti attentano il mondo dei caffè: le due guerre mondiali che portano progressivamente ad un ridimensionamento prima e ad un collasso poi dell’istituzione del caffè come ambiente sociale.
Dopo la seconda guerra mondiale il Caffè Poliziano viene smembrato in ossequio a nuovi riti.
La sala superiore divenne prima un cinema, poi un supermercato alimentare, il caffè venne diviso in due parti, una per ufficio postale e una per piccolo bar. La sala al piano inferiore fu usata come palestra e sala giochi. Queste nuove funzioni portarono ferite violente alla gentile struttura liberty del Caffè Poliziano sul quale piovve una cascata di controsoffitti di metallo, di scaffalature, di pavimenti in gomma, di rivestimenti in plastica, di apparecchi illuminanti al neon con risultati fortemente distruttivi per la struttura originale. MA anche queste nuove strutture deperirono, finché nel 1990 nuovi proprietari intrapresero una sfida: il vecchio Caffè Poliziano poteva rinascere.
Con costanza e sensibilità, la componente femminile di progettazione e i proprietari, ricercarono i segni dell’antico assetto.
Il rilievo geometrico ha consentito di costruire a tavolino lo spazio originario interno ed esterno, costituito questo da un bellissimo terrazzo dominante la vallata sottostante, con la grande finestra che legava l’esterno con l’interno.
E’ iniziata poi la fase dei sondaggi, della demolizione delle superfetazioni, dell’esplorazione e della ricerca delle “tracce”, dei segni dell’antico caffè.
Percorso non facile perché gli interventi di adeguamento dei nuovi locali sono stati altamente distruttivi: alcuni infissi interni, sia pur manomessi erano ancora originali di buon disegno liberty, alcune vetrine mostravano tracce dello stile “fin de siècle”, una vecchia insegna scolpita nella pietra portava ancora la dicitura CAFFE’ POLIZIANO.
All’interno le originarie volte in mattoni erano state quasi totalmente nascoste per dar posto ad un solaio in cemento armato; dietro ai controsoffitti in metallo o ai rivestimenti in plastica tuttavia sono comparsi alcuni elementi sopravvissuti allo scempio.
Furono trovati stucchi, frammenti di pavimenti, ringhiere, decorazioni, tracce di colori e di stigli trasformati in contenitori funzionali. Frammenti di decori, modanature, fregi, parti di intonaco e verniciature sono stati rilevati con cura e disegnati per poter restituire progettualmente tutto ciò che era possibile ricostruire con obiettivo conservativo, ma alcune componenti architettoniche erano irrimediabilmente perdute, la maggior parte dei pavimenti, il bancone, gli stigli e gli apparecchi illuminanti.
Dall’analisi dello stato di fatto si è deciso di elaborare il progetto procedendo su due direzioni.
La prima è stata quella di progettare la ricostruzione di tutti gli elementi riproducibili dei frammenti trovati e quindi ripresa delle volte, gli infissi esterni ed interni fra cui quello importante di accesso al terrazzo, le ringhiere in ghisa e delle scale interne ed esterne, gli stucchi e fregi e le modanature.
La seconda direzione è stata quella di reinterpretare per analogia gli elementi architettonici distrutti.
E’ stato fatto uno studio approfondito sui caffè d’epoca umbertiva, e ovviamente sullo stile eclettico liberty, fino a trovare le soluzioni in armonia con l’atmosfera del Caffè Poliziano. Sono nati così il bancone sinuoso, i rivestimenti murari con carte di William Morris, specchiere e vetri sabbiati con mortivi grafici riprodotti da originali d’epoca, gli apparecchi illuminanti sono stati tutti trovati da antiquari e rigorosamente d’epoca.
Il pavimento in particolare è stato ricostruito mattonella per mattonella.
Decorazioni e stampe d’epoca, arredi, mobili, chincaglierie in stile, tende, tavoli, panche e sedie completano il progetto.
Furono trovati artigiani ancora in grado di riprodurre con sistemi tradizionali i multipli di tutte le componenti architettoniche e arredative dell’antico caffè.
La fase realizzativa ha dovuto superare problemi statici, impiantistici, di adeguamento alle normative igieniche e di sicurezza, ma la pazienza determinata della proprietà, dei progettisti e l’abilità delle maestranze hanno compiuto l’opera: sono tornati allora i riti collettivi, il gusto per le delizie enogastronomiche, la musica, a discussione; passò Fellini che fu entusiasta del restauro.
Il Caffè Poliziano è tornato a vivere ed a testimoniare i segni e la memoria di un’epoca non in maniera “museale”, ma viva e attiva per la gente che lo frequenta, lo usa e nel rito collettivo ritrova il sale della vita come cento e passa anni fa.